Il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) per le Funzioni locali segna una svolta significativa.
L’intesa, recentemente approvata dal Consiglio dei Ministri, introduce aumenti salariali, innovazioni normative e una flessibilità organizzativa mai vista prima, con un focus particolare sulla qualità della vita lavorativa e sull’attrattività del lavoro nella Pubblica Amministrazione (PA).
Il rinnovo contrattuale stabilisce un aumento medio lordo mensile di 136,76 euro per il personale non dirigente e i funzionari, cifra spesso arrotondata a 140 euro nei comunicati ufficiali. Per la dirigenza degli enti locali, l’incremento è più sostanzioso, arrivando a una media di circa 444 euro lordi al mese. Oltre a ciò, il contratto prevede il pagamento degli arretrati relativi al triennio 2022-2024, un riconoscimento delle somme che i lavoratori avrebbero dovuto percepire se il contratto fosse stato rinnovato nei tempi previsti.
La validazione del testo contrattuale è ancora soggetta al controllo della Corte dei Conti, chiamata a valutare la compatibilità economica e finanziaria dell’accordo. Questa certificazione è attesa entro metà febbraio 2026. Successivamente, il contratto sarà trasmesso all’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), presieduta da Antonio Naddeo, che supervisiona le trattative tra governo e sindacati. Naddeo ha indicato come possibile finestra per la firma definitiva il periodo tra il 23 e il 28 febbraio 2026, con l’entrata in vigore degli aumenti già dal 1° marzo, e l’adeguamento delle buste paga nello stesso mese.
Settimana corta e lavoro agile: innovazioni per il benessere lavorativo
Tra le novità più rilevanti del contratto si distingue l’introduzione sperimentale della settimana lavorativa di quattro giorni, mantenendo però invariato il monte ore settimanale di 36 ore. Questa misura, opzionale e volontaria, punta a migliorare l’organizzazione del lavoro e il benessere dei dipendenti, senza penalizzare la produttività degli enti locali. Il presidente dell’ARAN, Naddeo, ha sottolineato come questa trasformazione rappresenti una risposta concreta alle esigenze contemporanee di conciliazione tra vita privata e lavoro, auspicando che la flessibilità possa tradursi in una maggiore efficienza e soddisfazione professionale.
Inoltre, il CCNL estende le possibilità di lavoro agile per i dipendenti “fragili” o con particolari esigenze di salute e assistenza familiare. Grazie alla contrattazione integrativa degli enti, sarà possibile autorizzare un maggior numero di giornate di lavoro da remoto, rafforzando così le tutele per le situazioni delicate. La normativa introduce anche il diritto ai buoni pasto durante le giornate di smart working, riconoscendo di fatto la piena equiparazione tra lavoro in presenza e da remoto sotto il profilo delle condizioni di lavoro.

Maggiori tutele per il personale e riforma delle relazioni sindacali(www.formabilityacademy.it)
Il nuovo CCNL non si limita agli aspetti salariali e organizzativi, ma prevede anche importanti novità sul fronte delle tutele. Tra queste spicca il patrocinio legale per i dipendenti pubblici vittime di aggressioni nell’esercizio delle proprie funzioni, un riconoscimento concreto della realtà spesso difficile in cui operano i lavoratori della PA.
Dal punto di vista delle relazioni sindacali, il contratto introduce un’evoluzione significativa, trasformando la tradizionale informazione in un sistema di ascolto attivo e ampliando il confronto su tematiche attuali e strategiche. Viene potenziata la partecipazione attraverso incontri anche in modalità telematica e la costituzione di un Organismo Paritetico attivo, che favorisce la condivisione e la qualità delle decisioni.








