Diritto Lavoro

Licenziato per quello che ho fatto in vacanza: ecco cosa non devi mai fare quando sei in ferie (e c’è una sentenza)

azienda uomo licenziato
Si può subire il licenziamento anche per quello che si fa in acanza - Formabilityacademy.it

Essere licenziato per la condotta in vacanza non è purtroppo così impossibile, è bene sapere cosa non si debba fare per non avere questo problema.

Il posto di lavoro è sacro, questo è un detto che era diffuso soprattutto in passato e che ci è stato certamente ripetuto più volte anche oggi. Questo ci permette di capire come il nostro impiego sia stato sempre ritenuto cruciale innanzitutto per mantenere se stessi ed eventualmente la propria famiglia, ma anche per sentirsi sereni e, se possibile, togliersi qualche sfizio. In un periodo come quello che stiamo vivendo non è però così raro perdere quello che si è ottenuto, magari per una crisi aziendale, anche se nessuno vorrebbe ovviamente essere licenziato, specialmente perché non si sa quando si possa poi riuscire a trovare altro.

Finire per essere allontanato da chi ci ha assunto è però un’eventualità che può rivelarsi però sgradevole perché può portare altre realtà a non prenderci in considerazione se la voce dovesse diffondersi. Purtroppo si tratta di una situazione che non possiamo escludere a priori, addirittura può avvenire a causa della nostra condotta in vacanza, nonostante ci sia la convinzione di poter agire come meglio si preferisce quando si è in ferie.

Licenziato per la condotta in vacanza: ecco perché può davvero succedere

Si tende a pensare che sia ovviamente legittimo quando se ne ha la possibilità potersi assentare dal lavoro e ritagliarsi un periodo di vacanza, così da rilassarsi a livello fisico e mentale. Ognuno può ovviamente scegliere il posto che preferisce, sulla base dei propri gusti ed esigenze (anche di budget), ma una volta deciso questo si è propensi a credere di potersi comportare come meglio si crede.

Non è detto però che questo sia del tutto vero, è bene tenerlo presente se vogliamo evitare di andare incontro a una situazione spiacevole e a cui poi non è più possibile rimediare. Addirittura si può subire una delle circostanze che nessuno si augura di vivere, ovvero essere licenziato. L’azienda per cui prestiamo servizio, infatti, avrebbe la facoltà di agire se ritiene che la nostra condotta non sia ritenuta consona, come evidenziato da una recente sentenza della Corte di Cassazione, che ridefinito i rapporti tra azienda e dipendente.

giudice sentenza

La sentenza della Cassazione segna una svolta sul lavoro – Formabilityacademy.it

Uno dei motivi che possono essere all’origine del licenziamento può essere proprio quello che si fa quando ci si trova in vacanza o nel corso del weekend. Questo è quello che hanno messo in evidenza gli Ermellini, prendendo in esame quanto fatto da un dipendente della St Microelectronics S.r.l., licenziato il 7 novembre 2016 per aver “riportato una condanna ad una pena detentiva con sentenza passata in giudicato per azione commessa non in connessione con lo svolgimento del rapporto di lavoro, che ha leso la Sua figura morale”.  Il suo caso specifico riguardava il coinvolgimento in episodi legati al tifo organizzato. La persona interessata aveva infatti subito una condanna a otto mesi di reclusione per oltraggio alle forze di polizia di stato e istigazione a commettere delitti di resistenza e delitti contro la persona, nonché per aver offeso l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale.

La prima a esprimersi a riguardo era statala Corte territoriale, che aveva ritenuto legittimo che lui fosse licenziato perché i reati commessi non erano conformi ai valori dell’ordinamento e sono di natura tale da compromettere la fiducia del datore di lavoro nel corretto espletamento del rapporto”. Lui aveva comunque fatto ricorso in Cassazione, sperando di essere reintegrato, facendo leva sul tempo trascorso, ritenuto eccessivo, tra i fatti e la comunicazione del licenziamento. Questo non è però bastato, a detta dei giudici un’azienda ha tutto il diritto di aspettare per prendere una decisione che ritiene consona. Non c’è quindi alcun obbligo di agire sulla base di indiscrezioni, si può attendere che la giustizia faccia il suo corso fino ad arrivare alla sentenza definitiva. I giudici hanno rilevato come questa mossa sia stata “matura e responsabile”, mentre si percepisce poca trasparenza del dipendente, che ha nascosto la sua condotta passata.

Si mette così in evidenza un principio che può diventare cardine per tutti, se un dipendente commette azioni che compromettono la sua credibilità morale, automaticamente viene meno la fiducia che dovrebbe esserci in ogni rapporto professionale. A quel punto, essere licenziato può essere quasi un passo obbligato.

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