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Lavoro da remoto, nuove frontiere e criticità per salute e sicurezza dei lavoratori

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Con l’espansione continua del lavoro agile, la sicurezza e salute nel lavoro remoto rappresentano una delle principali sfide per aziende e lavoratori. Le normative nazionali ed europee si sono evolute per rispondere adeguatamente a questi nuovi paradigmi, ma permangono criticità legate all’applicazione pratica delle regole e alla tutela effettiva del benessere psico-fisico dei dipendenti fuori dall’ambiente tradizionale d’ufficio.

A seguito delle modifiche introdotte dal Decreto Legislativo n. 105/2024, che ha recepito le indicazioni della direttiva europea 2023/1234, il lavoro remoto viene ora definito come una modalità lavorativa permanente per molte categorie professionali. Questo ha imposto un adeguamento degli obblighi in materia di tutela della salute e sicurezza. In particolare, le aziende devono garantire una valutazione del rischio specifica per l’ambiente domestico o per qualsiasi altro luogo di lavoro scelto dal dipendente.

La valutazione del rischio assume un ruolo centrale, poiché non si limita più all’ufficio, ma deve considerare aspetti come l’ergonomia della postazione, l’illuminazione, la qualità dell’aria e la gestione dello stress lavorativo. In questo contesto, il datore di lavoro è chiamato a fornire strumenti adeguati e formazione specifica per prevenire disturbi muscolo-scheletrici e patologie legate alla sedentarietà, oltre a garantire un corretto bilanciamento tra vita privata e professionale.

Le sfide della tutela psico-fisica nel lavoro agile

Il lavoro da remoto ha amplificato fenomeni come l’isolamento sociale e la difficoltà nel disconnettersi, fattori che influenzano negativamente la salute mentale dei lavoratori. Recenti studi pubblicati dall’INAIL nel 2025 confermano un aumento del 15% dei casi di burnout tra i lavoratori in smart working rispetto al 2023. Questo dato ha spinto le istituzioni a promuovere iniziative volte a migliorare il supporto psicologico e a favorire una cultura aziendale più inclusiva e attenta.

Le imprese sono quindi chiamate a implementare strumenti di monitoraggio del benessere psicologico, come questionari periodici e accesso a servizi di consulenza, e a incentivare momenti di aggregazione anche in modalità virtuale, per contrastare la solitudine e rafforzare il senso di appartenenza.

La diffusione di piattaforme digitali ha rivoluzionato il modo di lavorare, ma ha anche introdotto nuove responsabilità per il datore di lavoro. L’uso di software per il monitoraggio delle attività lavorative deve rispettare la normativa sulla privacy e non trasformarsi in uno strumento di controllo eccessivo, che potrebbe aumentare lo stress del lavoratore.

Le tecnologie devono essere intese come alleate nella promozione della sicurezza, facilitando la comunicazione e la gestione delle emergenze, ma anche consentendo una migliore organizzazione del tempo e delle pause, elementi fondamentali per la tutela della salute.

Il quadro normativo e le prassi aziendali continueranno a evolversi per rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più digitalizzato e flessibile, garantendo nel contempo la sicurezza e il benessere di chi opera fuori dalle mura tradizionali dell’ufficio.

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