Cittadini infuriati, importo dell’Assegno di Inclusione dimezzato in una Regione: tutto quello che c’è da sapere.
La riforma dell’Assegno di Inclusione prevista dalla Legge di Bilancio 2026 sta generando forte preoccupazione in Campania, la regione che più di tutte dipende da questo sostegno economico.
Napoli e il suo hinterland, dove il numero di nuclei familiari beneficiari è storicamente tra i più alti d’Italia, si trovano ora davanti a un cambiamento che, pur introducendo semplificazioni burocratiche, comporta un taglio immediato e significativo dell’importo erogato.
Importo dell’Assegno di Inclusione dimezzato in questa Regione
Il nuovo impianto normativo nasce con l’obiettivo dichiarato di correggere le criticità emerse nel 2025, quando diversi passaggi amministrativi avevano rallentato o interrotto l’erogazione del sussidio. La riforma elimina alcuni ostacoli che avevano creato disagi ai cittadini, come il limite massimo ai rinnovi e il mese di sospensione obbligatorio tra la fine dei primi diciotto mesi e la richiesta di un nuovo ciclo. Con le nuove regole, chi mantiene i requisiti potrà continuare a ricevere l’Adi senza interruzioni, garantendo una continuità che in passato era mancata.
Tuttavia, questa semplificazione ha un prezzo. Per proteggere le casse dello Stato durante il passaggio tra un ciclo e l’altro, la riforma introduce una clausola di salvaguardia che prevede la riduzione del 50% dell’importo nel primo mese successivo al rinnovo. Una misura temporanea, ma che rischia di avere un impatto pesante su famiglie già in difficoltà. A Napoli, dove il costo della vita continua a crescere e gli stipendi restano tra i più bassi del Paese, il taglio è percepito come una vera e propria batosta.
Per una famiglia tipo composta da due adulti e due figli minori, la riduzione significa passare da circa mille euro a cinquecento nella prima mensilità del nuovo ciclo. Anche i single senza reddito subiranno un taglio consistente, con una perdita di circa 250 euro. Una cifra che, per chi vive al limite, può fare la differenza tra riuscire a pagare l’affitto o accumulare debiti. Le aree più fragili della città, dal centro storico alle periferie dell’hinterland, rischiano di essere le più colpite, perché qui il sussidio rappresenta spesso l’unica entrata stabile.

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Sindacati, patronati e istituzioni locali stanno monitorando con attenzione gli effetti della riforma. Pur riconoscendo i vantaggi della continuità del sostegno e dell’eliminazione dei vincoli temporali, temono che il taglio iniziale possa destabilizzare bilanci familiari già precari. In molti casi, l’Adi viene utilizzato per coprire spese essenziali come utenze, affitti e beni di prima necessità. Una riduzione improvvisa, anche se limitata a un solo mese, rischia di creare un effetto domino difficile da gestire.
La sfida per il sistema di welfare campano sarà quella di accompagnare i cittadini in questa fase di transizione, cercando di bilanciare i benefici a lungo termine della riforma con il sacrificio immediato richiesto alle famiglie. Le amministrazioni locali dovranno intensificare il supporto informativo e assistenziale, soprattutto nei quartieri più vulnerabili, dove la dipendenza dal sussidio è più alta e la capacità di assorbire un taglio temporaneo è minima.
La riforma dell’Assegno di Inclusione, nelle intenzioni del legislatore, punta a rendere il sistema più stabile e meno frammentato. Ma la realtà campana dimostra che ogni modifica, anche quando pensata per migliorare l’efficienza, deve fare i conti con un tessuto sociale fragile, dove anche una riduzione temporanea può trasformarsi in un problema serio. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la misura riuscirà a trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e tutela delle famiglie più esposte, o se il malcontento crescente si trasformerà in una protesta più ampia.








